ARTEMISIA ANNUA INFUSO, ESTRATTO SECCO ED ARTEMISININA

 

MALARIA DA FALCIPARUM

 

Infuso di foglie di Artemisia annua allo 0,9%

La Farmacopea Cinese consiglia per la malaria la preparazione di un infuso allo 0,9% (9 g di artemisia annua foglie in 1 lt di acqua): 1 litro al giorno.

E’ stato verificato che:

1 lt di tale infuso contiene 94,5 mg di artemisinina

 

94,5 mg di artemisinina corrispondono a 1,8 g di Estratto Secco da assumersi nell’arco della giornata (ad esempio 4 capsule da 400 mg ciascuna).

 

 

NEOPLASIE

 

Estratto Secco di Artemisia annua al 5% di artemisinina

Le sperimentazioni fatte parlano di 200-500 mg di artemisinina al giorno

 

Tenendo conto che l’artemisinina contenuta nelle foglie e negli estratti di Artemisia annua è molto più biodisponibile rispetto all’artemisinina pura, e tenendo conto della potenziale neurotossicità  e cardiotossicità dell’artemisinina non tanto nel breve periodo ma nel lungo periodo, si consiglia di assumere a cicli

2,5 – 4 g al giorno di Artemisia E.S. al 5%  per 6 giorni   (contro i 200 - 500 mg/die consigliati di artemisinina)

intervallando l’assunzione con 3-8 giorni di pausa

 

 

 



Famiglia Asteraceae
Nome volgare: Assenzio annuale
Caratteristiche Pianta erbacea annua che nei climi temperati può raggiungere i 2 m di altezza. La pianta può assumere un portamento con un solo caule oppure cespuglioso . 
Le foglie sono profondamente settate, sino a 5 cm di lunghezza e contengono cellule filamentose.
L’infiorescenza è generalmente di colore giallastro ed è racchiusa da numerose brattee. Vi sono fiori bisessuali circondati da fiori femminili. 
Il frutto è un achenio piccolissimo ed i semi sono di dimensioni ridottissime (circa 12000 per grammo).
Fioritura Agosto - ottobre
Sostanze contenute Artemisinina. Il massimo contenuto di artemisinina nella pianta coincide con la fase di inizio fioritura. E’ questo il momento opportuno per la raccolta. Il contenuto di artemisinina nelle infiorescenze è più elevato che nelle foglie.
Nota Questa pianta contiene principi attivi contro la malaria, e già migliaia di anni fa i cinesi la utilizzavano con successo nella cura di questa malattia.
Fiore1 - Fiore2 - Foglie -------
Habitat Tipico per queste piante sono le zone ruderali, gli incolti ghiaiosi e sabbiosi; ma anche lungo i sentieri, le scarpate ferroviarie, discariche e bordi delle strade (è una pianta sinantropa). Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro e terreno ad alti valori nutrizionali mediamente umido.
Questa pianta relativamente anonima e tipica di ambienti degradati, ha delle proprietà medicinali uniche, che la rendono essenziale per la salute di milioni di persone. L' A.. annua è originaria della Cina, da cui si è poi diffusa nelle zone temperate di tutto il mondo, approfittando anche della crescita degli scambi commerciali con l'Oriente. L'interesse per l' A. annua nasce con la guerra in Vietnam, di cui rimane, e rimarrà probabilmente per sempre, l'unico esempio di beneficio apportato all'umanità. L'Indocina è una zona malarica, ed i campi di battaglia erano le foreste fitte e umide che la ricoprono ancora oggi, un ambiente ideale per gli insetti e la trasmissione della malaria. Americani e Vietcong combattevano non solo fra di loro, ma anche con la malaria. Tuttavia, mentre i soldati americani erano equipaggiati con moderni farmaci antimalarici, i Vietcong non avevano accesso a queste medicine, ed erano alla mercé della malaria. Ho-Chi-Minh, che aveva un fratello erborista, chiese allora aiuto a Mao, che in quegli anni stava modernizzando (per così dire) la Cina. 
Nella sua furia anti-occidentale, Mao fa appello alla medicina tradizionale cinese, e promette di aiutare quello che nel giro di pochi anni sarebbe poi diventato un paese nemico della Cina. Siamo nel pieno della Rivoluzione Culturale e dell'epoca delle Guardie Rosse. Le Università vengono chiuse, i Centri di ricerca smantellati ed i ricercatori mandati a lavorare nei campi per rieducarsi. Il sistema educativo cinese è devastato, ma i ricercatori del cosiddetto Progetto 523, incaricato da Mao di trovare un farmaco antimalarico utilizzando le conoscenze della medicina tradizionale cinese, scampano alla deportazione, e la loro struttura rimane attiva. In questo clima di terrore, nel 1971 si scopre che un composto isolato dall' A. annua e poi battezzato artemisinina, ha un'azione antimalarica sbalorditiva, anche sulle forme cerebrali della malattia. Il lavoro viene pubblicato nel 1977, rigorosamente in cinese, e a firma non di singoli ricercatori ma del collettivo di ricerca, provocando scetticismo fra i ricercatori occidentali, a cui la scoperta sembra troppo bella per essere vera, e la struttura proposta per l'artemisinina troppo strana per essere stabile. L'artemisinina è potentissima, e non si era mai visto nulla di simile per combattere la malaria. Persino i ceppi malarici diventati resistenti ai farmaci "occidentali" erano facile preda di questo composto meraviglioso. Per Mao, morto l'anno prima, sarebbe stata la metafora della rivincita della tradizione cinese sulla tecnologia occidentale, anche se la ricetta della medicina tradizionale cinese per l'utilizzo della pianta contro la febbre intermittente comporta un riscaldamento eccessivo che degrada completamente l'artemisinina. Se i ricercatori si fossero attenuti alla lettera alla ricetta della medicina cinese, l'artemisinina non sarebbe mai stata scoperta. Alla fine degli anni settanta era ormai chiaro che i cinesi avevano scoperto qualcosa di importante per il trattamento della malaria, ma l'OMS incontrò molte difficoltà a convincere la Cina a condividere i suoi dati con il resto del mondo, ed in particolare i paesi occidentali.
Il primo articolo sull'artemisinina fu pubblicato dai ricercatori cinesi su una rivista internazionale solo nel 1982, non più a nome del collettivo 523, ma del ricercatore che scoprì effettivamente il composto (siamo ai tempi di Deng Xiaoping della "primavera di Pechino"). Con sorpresa, si scoprì che era una donna, You-You Tu. Tu fu una vera e propria eroina, una sorta di Marie Curie della medicina. Furono le sue conoscenze della medicina cinese a farle capire l'importanza di una ricetta trovata in un antico erbario del 300, in cui, per curare la febbre, si usava il succo della pianta fresca, e non una tisana della pianta secca. Queste condizioni di estrazione non degradavano l'artemisinina, e finalmente si riuscì a trovare un estratto attivo. Per ovviare alle ristrettezze materiali imposte dalla Rivoluzione Culturale, Tu ed i suoi collaboratori furono i primi volontari a cui il farmaco venne somministrato per valutarne la tossicità, che, per fortuna, risultò bassissima. Quando USA e Cina ristabilirono relazioni diplomatiche, fra i tanti punti nell'agenda che Deng e Carter discussero nel loro primo incontro ci fu pure l'artemisinina, oggi diventata, dopo addomesticamento chimico per migliorarne l'assorbimento, un componente essenziale nei cocktail di farmaci usati per il trattamento della malaria. L'artemisinina è anche in studio come agente antitumorale. 
L' A. annua cresce rigogliosa nei nostri incolti, dove ne faremmo magari a meno visto il suo aspetto non proprio idilliaco, ma ha difficoltà a crescere dove ce ne sarebbe invece più bisogno, cioè in Africa. Oltre il 90% delle persone che muoiono di malaria sono africani, sovente bambini piccoli con meno di 5 anni, ma il clima africano non è, in genere, adatto alla crescita della pianta perché troppo caldo e secco. D'altro canto, in molti paesi africani la povertà è tale da rendere impossibile terapie il cui costo giornaliero sia superiore al dollaro. Con un costo medio di 100 Euro/Kg, l'artemisinina è per noi un farmaco molto economico (la vincristina che ha trasformato la leucemia infantile in una malattia curabile costa oltre un milione di euro al Kg, ed è stata a lungo commercializzata a prezzo politico e non di mercato). Un dollaro al giorno è il reddito di molte famiglie africane, e rappresenta un costo proibitivo per un farmaco. L'artemisinina è ancora oggi un enigma scientifico. Funziona, ma non si sa bene come, in barba alle ambizioni della moderna ricerca farmaceutica. Una tisana di foglie della pianta rappresenterebbe una forma economica di terapia, ed è stato dimostrato che l'artemisinina è assorbita da infusi di A. annua preparati con acqua calda e non bollente. Negli infusi sono anche presenti composti che potenziano l'azione antimalarica della artemisinina e ne facilitano l'assorbimento, che rimane, tuttavia, molto variabile. Dato che il contenuto di artemisinina della pianta è ancora più variabile, l'OMS sconsiglia non solo l'utilizzo dell'artemisinina in monoterapia (cioè non in combinazione con altri farmaci antimalarici), ma, soprattutto, l'utilizzo di decotti della pianta come alternativa al prodotto puro. Dosi sub-ottimali di artemisinina non associate ad altri farmaci antimalarici finirebbero infatti per selezionare varietà resistenti di parassita della malaria. 
E' la stessa ragione per cui non completare i trattamenti antibiotici prescritti dal medico è una specie di sabotaggio al sistema sanitario. Ci si sente meglio perché la malattia è sotto controllo ed i suoi sintomi sono passati, ma l'agente infettivo non è stato eliminato, è stato semplicemente decimato, selezionando "reduci" resistenti al farmaco, pronti ad attaccare di nuovo alla prima occasione, e resistenti al farmaco usato in precedenza. 
Le piante hanno giocato un ruolo chiave nella storia dell'umanità. Personaggi come Colombo, Vasco de Gama e Magellano, prima ancora di essere esploratori, erano cercatori di piante, e fu il pepe più che la voglia di sapere e conoscere ad innescare l'Eta' delle Esplorazioni. L' Artemisia annua ci ricorda quanta storia abbiano da raccontarci e quanto rispetto dovremmo portare anche quelle che ci sembrano solo delle piante anonime che crescono in ambienti degradati quali i binari di una stazione od il bordo di una discarica.

 
L’ARTEMISIA ANNUA COME CURA CONTRO IL CANCRO
L’Artemisia annua, una pianta usata fin da secoli nell’antica medicina cinese come cura contro la malaria, sembra avere l’incredibile potere di sconfiggere l’assai più temuta piaga del Cancro.
Lo rileva uno studio condotto e pubblicato su Life Science da Henry Lai e da Narendra P. Singh, entrambi bioingegneri dell’Università di Washngton, i quali affermano che la sola artemisinina, principio attivo contenuto nell’Artemisia annua, è in grado di uccidere selettivamente e in poche ore le cellule cancerogene, lasciando illese quelle sane.
Le stesse proprietà che rendono l’artemisinina un ottimo agente antimalarico, sembra che siano responsabili anche della sua azione anti-cancerogena. Quando l’artemisinina viene in contatto con il ferro, genera una reazione chimica che da origine a dei radicali liberi, elementi altamente reattivi che, se si formano all’interno di una cellula, attaccano la membrana cellulare e le altre strutture. Il parassita della malaria non potendo eliminare il ferro contenuto nelle cellule del sangue di cui si nutre, finisce per immagazzinarlo. L’artemisinina rende questo ferro tossico per il parassita. Lo stesso sembra avvenire nel caso dei tumori. Poiché si riproducono così rapidamente, la maggior parte delle cellule cancerose hanno un tasso molto elevato di assorbimento del ferro. La loro superficie presenta un gran numero di recettori che trasportano il ferro dentro le cellule. Tutto ciò consente all’artemisinina di individuare selettivamente le cellule cancerose, basandosi appunto sul loro elevato contenuto di ferro, e di ucciderle, lasciando illese le cellule sane.
Nello studio pubblicato sulla rivista Cancer Letters, Henry Lai e Narendra P. Singh, i due bioingegneri dell’Università di Washington, hanno scoperto che la sostanza sembra prevenire lo sviluppo di tumori del seno nei topi cui era stato somministrato un agente canceroso.
Alcuni studi precedenti, avevano suggerito che l’artemisinina fosse selettivamente tossica per le cellule cancerose ed efficace se presa oralmente. I risultati della nostra ricerca confermano che si tratta di un eccellente candidato per la prevenzione del cancro.
spiegano gli autori su News Mediacal
Lai e Singh hanno somministrato ai topi una singola dose orale di 7,2-dimetilbenz(a)antracene, una sostanza nota per indurre multipli tumori del seno. Metà dei topi sono stati poi nutriti con cibo normale, mentre all’altra metà è stato dato cibo con un’aggiunta dello 0,02 per cento di artemisinina. Nelle quaranta settimane successive, il 96% dei topi del primo gruppo ha sviluppato tumori, contro solo il 57% dei topi nutriti con l’artemisinina. I tumori di questi ultimi, inoltre, erano di dimensioni molto ridotte.
Artemisia annua L.
Asteraceae
Assenzio annuale, Artemisia annuale
Forma Biologica: T scap - Terofite scapose. Piante annue con asse fiorale allungato, spesso privo di foglie.
Descrizione: Pianta erbacea annua alta 50 - 150 (200) cm, ± glabra, fortemente aromatica e con presenza di cellule filamentose (tricomi). Radice fittonante con filamenti laterali.
Fusto eretto, ramoso sin dalla base o talora monocaule, cilindrico, striato e arrossato nella parte mediana e terminale (tutta la pianta con l'età).
Foglie ± tomentose nella pagina inferiore, verde intenso in quella superiore che presenta anche punteggiature ghiandolari; 2 - 3 pennatosette con contorno triangolare 3 - 5 (10) x 2 - 4 cm e bordi lievemente revoluti, rachide fogliare strettamente alato, i lobi sono stretti e ± dentati, picciolo 1 -2 cm; le foglie poste nella parte mediana e apicale sono 1 - 2 pinnato partite.
Infiorescenza formata da una pannocchia terminale e fogliosa di capolini penduli 15 - 20 cm; capolini 1,5 - 2,5 mm di Ø, brattee embricate di forma lanceolata, di colore paglierino e con nervatura centrale verde-ialino, non superanti la corolla, peduncolo molto corto.
Fiori, pentameri, ermafroditi composti da una corolla tubolare attinomorfa di 1,5 mm, di colore giallo paglierino o scuro, simpetala, margine pentalobato nei fiori ermafroditi interni e bilobato in quelli femminili esterni.
Stami 5; antere saldate tra loro, stimma profondamente bifido; ovario infero, bicarpellare e uniloculare.
Il frutto è un achenio ellittico-ovoidale senza pappo. Semi numerosi e molto piccoli.
Tipo corologico: Eurasiat. - Eurasiatiche in senso stretto, dall'Europa al Giappone.
Antesi: Agosto - Ottobre
Habitat: Chiarie di boschi in ambienti, umidi, scarpate, rive fiumi, ruderi, terreni sabbiosi o ghiaiosi da 0 a 500 m slm.
Immagine
Note di Sistematica: Specie in via d'espansione. Segnalata o confermata in diverse regioni negli ultimi 5 anni.
Note, possibili confusioni: Puo essere confusa con Artemisia vulgaris L. che però si presenta più massiccia con le foglie aventi segmenti più larghi, la pagina inferiore glauca e quella superiore verde scuro. Il fusto rossiccio e striato (mod_viewtopic.php?t=38475).
Tassonomia filogenetica
Magnoliophyta
Eudicotiledoni
Asteridi
Ordine Asterales Link
Famiglia Asteraceae Bercht. & J.Presl
Tribù Artemisieae
Genere Artemisia L.
Etimologia: L'etimo di questa pianta è molto contrverso perchè esistono più ipotesi, c'è chi sostiene che derivi dal nome della moglie del re Caria Mausolo (300 aC.), altri lo fanno risalire a Artemide dea della caccia ed altri ancora dal greco "Artemes" = "Sano" in relazione alle sue proprietà medicinali.
L'epiteto della specie è chiaramente riferito alla durata vegetativa.
Proprietà ed utilizzi: Immagine Specie officinale
Come tutte le Artemisie anche questa è presente nella medicina popolare specialmente come antispasmodica, per regolare i disturbi mestruali, come diuretica, emmenagoga, sudoripara, digestiva, carminativa
Il principio attivo, "l'artemisinina" è secreto dai "tricomi ghiandolari"(peli ghiandolari) presenti nelle foglie infatti, quelle stazioni di A. annua che non presentano tali caratteristiche non producono questo principio attivo o ne è scarsamente presente.
L'Artemisia viene utilizzata anche nella produzione di liquori, in modo particolare il "vermuth".
Curiosità: Questa pianta originaria dalla Cina, diffusa poi in tutto il mondo , deve il suo interesse principalmente alla guerra nel Vietnam perché utilizzata dai Vietgong nelle zone umide e paludose di quelle foreste come antimalarico, mentre gli americani avevano a disposizione il chinino. L'imput al suo studio fu dato dalla richiesta di aiuto fatta da Ho-Chi-Min a Mao Tse Tung che ordinò di approfondire gli studi su questa pianta perché da sempre usata nella medicina popolare cinese. Nel 1971 si scopre il principio attivo che la rende così efficace nel bloccare gli attacchi di malaria "l'artemisinina" tra lo scetticismo degli studiosi del mondo occidentale. Era in grado di curare persino i ceppi malarici resistenti alle cure con il chinino. Solo nel 1982 i cinesi fecero partecipe il mondo occidentale di tale scoperta (era al tempo di Den Xiaoping) con una relazione della ricercatrice You-You Tu che svelò che il principio attivo se preso in decotto perdeva quasi tutta la sua potenzialità mentre, se si usava il suo succo fresco, questo era in grado di debellare la febbre malarica. Con l'avvento della "politica del Ping-Pong" anche gli americani poterono avere accesso a questi studi, rendendo il principio attivo meno tossico e usato insieme a un cocktail di altre medicine per migliorarne l'assorbimento.
La Malaria oggi è una malattia molto frequente in Africa, miete migliaia di vittime specialmente tra i bambini. La povertà delle economie dei paesi interessati a queste epidemie, non danno la possibilità di accedere alle moderne terapie perchè troppo costose, quindi l'Artemisina è quasi l'unico presidio a basso costo cui possono accedere. Disgraziatamente, per loro, questa pianta stenta a vegetare nei paesi a clima caldo-secco quindi devono approvvigionarsi da altri stati (Paesi nel Nord-Africa, Asia, Europa e Nord America)che la possono produrre e vendere a prezzo calmierato per l'intervento dell'OMS.
In Italia questa pianta cresce rigogliosa in tutti quegli ambienti umidi, specialmente lungo le rive di fiumi e torrenti o laghi tanto da diventare invasiva.
Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

 
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