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Utilizzo e proprietà curative 
Polygonum bistorta
La medicina popolare utilizzava il rizoma con l'Infuso ,per trattare disturbi intestinali,contro le infiammazioni della bocca,delle gengive,per fare gargarismi,contro le emorroidi.
In erboristeria e fitoterapia viene utilizzata la radice in polvere come tonico,astringente,per il mal di golae il mal di denti,contro la dissenteria,contro le emorragie nasali,per trattare le ragadi anali,nelle uretriti.
Le foglie giovani primaverili,vengono consumate cotte o crude in insalata, o preparate come gli spinaci.
Questa pianta contiene acido ossalico, amido, acido gallico, vitamina C, tannino e zuccheri.
Il medico botanico Pietro Andrea Mattioli,vissuto nel 500',la consigliava con il decotto contro l'incontinenza urinaria,le emorragie dell'utero,la dissenteria, nelle lesioni intestinali.
Il nome Polygonum deriva dal greco poly e gony,che significa molti nodi per gli steli molto nodosi che caratterizzano la famiglia delle Polygonaceae.
² Ritratto di Carl von Linné (Linneo)
Il primo a descrivere e a classificare la specie fu Carl von Linné (Linneo),il padre della moderna classificazione biologica e scientifica degli organismi viventi, così come la conosciamo oggi. 
Descrizione Botanica e profilo pianta
Polygonum bistorta
La Polygonum bistorta è una pianta erbacea perenne.
Ha i fusti eretti non ramificati con molti nodi.La radice è un rizoma cilindrico. 
Le foglie alla base hanno un picciolo alato, sono di forma lamceolata o oblunga,con margine leggermente seghettato.Le foglie cauline sono sessili. 
I fiori sono di colore rosa,e sono portati da una spiga apicale.I frutti sono degli acheni di colore brunastro.
Appartiene alla famiglia delle Polygonaceae.
Habitat
Pianta della flora italiana comune su tutto l'arco Alpino,Appennino settentrionale,Appennino centro meridionale.Vegeta nei prati umidi e nelle radure dei boschi.
Nome comune
Bistorta 
Erba serpentina 
Amarellaù 
Sinonimi botanici
Bistorta officinalis 
Bistorta major
Bistorta: introduzione, proprietà fitoterapiche e principi attivi
Bistorta
La Bistorta (Polygonum bistorta L.) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Polygonaceae.
Originaria dell'Europa e dell'Asia occidentale, cresce spontanea nei prati umidi di montagna.
La Bistorta viene impiegata in medicina popolare ad uso interno per le sue proprietà: astringenti ed antinfiammatorie, mentre per uso esterno vanta proprietà vasocostrittrici, astringenti, cicatrizzanti ed antiflogistiche.
La Bistorta trova quindi impiego per uso interno nel trattamento della diarrea. Per uso esterno, la Bistorta trova invece spazio per trattare le flogosi del cavo orale, le emorroidi, le ragadi, le fistole, i problemi del microcircolo, le ferite e gli arrossamenti cutanei.
Le parti della pianta utilizzate in fitoterapia sono: le foglie ed i rizomi. I principi attivi caratterizzanti sono: tannini, amidi, zuccheri, antrachinoni ed ossalato di calcio.
Bistorta: modo d'uso, dosaggi, formulazioni ed impiego nelle tisane
Nella moderna fitoterapia la Bistorta viene utilizzata sottoforma di decotti, polveri e tintura madre. Le relative dosi di assunzione normalmente consigliate sono pari a: 2 grammi di droga in 100 ml di acqua (decotto), 2-4 grammi di polvere due volte al giorno, 20 gocce di Bistorta tintura madre due-tre volte al giorno.
La Bistorta può produrre effetti collaterali come: irritazione gastrica e reazioni da ipersensibilità verso uno o a più componenti della droga. Si segnalano possibili interazioni farmacologiche dovute alla presenza di tannini.
A scopo precauzionale l'uso della Bistorta è da evitare in gravidanza e durante l'allattamento.
L'impiego della Bistorta nelle tisane trova spazio per le sue proprietà astringenti, disinfettanti ed antinfiammatorie. Nella medicina popolare, la Bistorta viene utilizzata nelle tisane come antidiarroico ed antiemorragico; mancano tuttavia adeguati studi clinici che ne confermino efficacia e sicurezza. L'impiego di estratti secchi o polveri titolate di Bistorta richiede la prescrizione medica. Inoltre, le preparazioni erboristiche tradizionali come tisane, infusi, succhi e decotti, non permettono di stabilire con esattezza la quantità di principi attivi somministrata al paziente, il che aumenta il rischio di insuccesso terapeutico. In una tisana, infatti, le quantità di principi attivi estratti possono essere eccessive o più comunemente insufficienti, oltre al rischio di estrarre anche componenti indesiderate.
Di seguito sono riportati alcuni esempi di tisane popolari che contengono i rizomi della Bistorta.
Esempi di Tisane che contengono Bistorta
Tisana con Bistorta ed Altea
Vedi anche: Indice A-Z delle piante medicinali usate per la preparazione di tisane
ARTICOLI CORRELATI
Tisana con Bistorta ed Altea
Bistorta su Wikipedia italiano
Polygonum bistorta su Wikipedia inglese
Tisane
Pianta erbacea perenne alta non più di 75 cm. dai delicati fiori rosa, appartenente alla famiglia delle Polygonaceae detta anche amarella, grespa, erba amara, erba serpentina. Si può trovare nei prati umidi (presso corsi d’acqua) e in genere sui terreni concimati della bergamasca tra i 900 e i 2000 mt. Il nome Polygonum deriva dal greco poly e gony, che significa “molti nodi” per gli steli molto nodosi che caratterizzano la famiglia delle Polygonaceae. Si tratta di una pianta con una parte del fusto sotterraneo (rizoma) che ogni anno produce nuove radici e nuovi fusti aerei. Le foglie sono basali con picciolo alato, oblunghe o lanceolate, intere o a margine finemente dentato. Tutte le foglie sono verdi nella pagina superiore e glauche in quella inferiore. I fiori di color rosa intenso, raramente bianchi, formano una densa spiga terminale, si schiudono procedendo dalla base verso l’apice dell’infiorescenza. Hanno 5 petali ovali, diritti mentre dal perianzio emergono 5-8 stami. Il pistillo ha 3 stili divisi. I frutti sono acheni lucidi, duri, trigoni, di colore bruno. Composti chimici della Bistorta: acido ossalico, amido, acido gallico, vitamina C, tannino e zuccheri. 

Per scopi medicinali si utilizzano le foglie e il rizoma che si raccoglie in Primavera (le parti aere) e in Autunno (le parti ipogee); entrambe le parti si essiccano al sole e si conservano in contenitori areati. In genere si usano tramite decotti e infusi. Il medico botanico Pietro Andrea Mattioli, vissuto nel 500', la consigliava con il decotto contro la incontinenza urinaria, le emorragie dell'utero, la dissenteria, nelle lesioni intestinali. Le proprietà mediche riconosciute oggi a questa pianta sono: astringenti, lenitive, febbrifughe, diuretiche, toniche, lassative ed emostatiche. Per uso interno si consiglia di utlizzare questa pianta in caso in caso di diarrea, catarro, cistite e mestruazioni abbondanti. Per uso esterno, invece, in caso di faringite, gengivite, perdite vaginali, fistole anali, ferite purulente, emorroidi e scottature. Mettendo in infusione, nell’acqua del bagno, una manciata di polvere del rizoma, opportunamente avvolta in un telo, si ottiene un ottimo bagno lenitivo e astringente; l’infuso è consigliato anche per i capelli grassi: frizionare il cuoio capelluto quotidianamente. Viene anche usata come anti tarma e contro gli insetti molesti. La corteccia del rizoma veniva usata come colorante per stoffe, bruno marrone. Le foglie primaverili vengono preparate in insalata o lessate come gli spinaci. Anticamente la radice veniva ridotta in farina e utilizzata per fare il pane. 

Repertòre di èrbe e piante bergamasche de mangià (tratto dal libro “Profumi e sapori di un tempo”, a cura di Cristian Bonaldi 
con la consulenza di Bonaldi Ruggero e Innocenti Maurizio - Corpo Forestale dello Stato)
Ambiente Bio

 
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Piante medicinali: proprietà e usi della bistorta

By Agnese Tondelli on 11 giugno 2015

 
bistorta
La Polygonum Bistorta, o semplicemente bistorta, è una piccola pianta erbacea che cresce in luoghi erbosi e umidi. Nella medicina popolare, era una delle piante medicinali il cui infuso veniva adoperato per trattare disturbi intestinali, infiammazioni della bocca. Le sue proprietà astringenti erano sfruttate per placare emorragie conseguenti a ulcere, emorroidi, ferite.

Anche in fitoterapia, oggi, è considerata un tonico, astringente, utile sia per trattare mal di gola e denti, che le infiammazioni di utero e intestino.

Le parti utilizzate di questa pianta sono le foglie e il rizoma. Il rizoma è adoperato per preparare infusi e decotti. Le foglie  sono spesso consumate nelle insalate o nelle minestre.

Come dicevamo, la Bistorta è un ottimo antinfiammatorio, utile per placare i disturbi del cavo orale e della gola. In questo caso, foglioline o rizoma vengono adoperate per preparare un infuso che, una volta raffreddato, servirà per effettuare dei gargarismi.

Ma questa piccola pianta non è utile solo a combattere le infiammazioni, svolge infatti un ruolo importante nel prevenire i disturbi circolatori. Grazie alle sue proprietà, è un ottimo vasocostrittore. In questo caso, va adoperato sotto forma di tintura madre. Per le dosi è sempre meglio rivolgersi a un erborista di fiducia.



 

Anche intestino e utero possono beneficiare delle proprietà della bistorta: in particolare, la pianta combatte le infezioni e le infiammazioni. Può essere abbinata al miele, a cui viene aggiunta sotto forma di polvere di radice.

In alternativa, c’è chi suggerisce di consumarla sotto forma di infuso nella dose di 1 cucchiaio ogni tre ore. È sconsigliato assumerla in gravidanza o allattamento. Per le dosi, tempi e modalità di preparazione della soluzione è sempre bene rivolgerli a un esperto.

In ambito erboristico il trattamento a base della bistorta propone diverse varianti: la pianta può essere utilizzata in polvere, sia nella formulazione di infusi e decotti, come tintura madre.

In generale, per uso esterno, il rizoma viene adoperato per la realizzazione di un infuso utile a effettuare lavaggi, gargarismi, ma anche impacchi per il cavo orale.

Per uso interno, invece, viene adoperato per i disturbi intestinali, come gli stati diarroici e nell’incontinenza urinaria.
La Polygonum Bistorta, o semplicemente bistorta, è una piccola pianta erbacea che cresce in luoghi erbosi e umidi. Nella medicina popolare, era una delle piante medicinali il cui infuso veniva adoperato per trattare disturbi intestinali, infiammazioni della bocca. Le sue proprietà astringenti erano sfruttate per placare emorragie conseguenti a ulcere, emorroidi, ferite.

Anche in fitoterapia, oggi, è considerata un tonico, astringente, utile sia per trattare mal di gola e denti, che le infiammazioni di utero e intestino.

Le parti utilizzate di questa pianta sono le foglie e il rizoma. Il rizoma è adoperato per preparare infusi e decotti. Le foglie  sono spesso consumate nelle insalate o nelle minestre.

Come dicevamo, la Bistorta è un ottimo antinfiammatorio, utile per placare i disturbi del cavo orale e della gola. In questo caso, foglioline o rizoma vengono adoperate per preparare un infuso che, una volta raffreddato, servirà per effettuare dei gargarismi.

Ma questa piccola pianta non è utile solo a combattere le infiammazioni, svolge infatti un ruolo importante nel prevenire i disturbi circolatori. Grazie alle sue proprietà, è un ottimo vasocostrittore. In questo caso, va adoperato sotto forma di tintura madre. Per le dosi è sempre meglio rivolgersi a un erborista di fiducia.
licazioni di impacchi per infiammazioni del cavo orale e delle gengive, per le emorroidi.

Per uso interno: il rizoma in polvere o in infuso per curare i disturbi intestinali.

La polvere di bistorta è un ottimo rimedio che trova varie applicazioni, una volta essiccata la polvere di rizoma può essere assunta con un po' di miele oppure tramite le apposite capsule vuote, in caso di disturbi intestinali la dose giornaliera per un adulto è di 1-2 g per un massimo di 4 volte al giorno.

Macerato di bistorta
Versare 30-50 g di radice di bistorta a pezzettini in 1 litro d'acqua tiepida, lasciare macerare per 6 ore, poi filtrare. In caso di dissenteria bere 200 ml ogni 3 ore.

Vino
Versare 125 g di radice spezzettata in 1/4 l d'alcol al 45% e lasciare macerare per 24 ore, scuotendo di tanto in tanto. Aggiungere del vino rosso e lasciare macerare per altri 4 giorni. Bere 50-100 ml di questo vino durante il giorno.

Sciacqui
Versare dell'acqua bollente su 2 manciate di radice essiccata e sminuzzata. In caso di infiammazioni della bocca e della trachea, fare sciacqui e gargarismi con questa tisana più volte al giorno.

Curiosità sulla bistorta
È una pianta erbacea con un rizoma orizzontale, normalmente ripiegato a U o contorto su se stesso, da cui deriva il nome “bistorta”; i fusti, alti fino a 60-70 cm, sono eretti e semplici.
Le foglie, se raccolte in primavera, sono dei surrogati degli spinaci.
La Polygonum bistorta o Bistorta
BY LUCA BETTOSINI · 11 OTTOBRE 2011

Rivista numero 89– Giugno 2011

La Polygonum bistorta o Bistorta
Di Grazia Vulpiani

 

La Polygonum bistorta è una piccola pianta erbacea alta non piú di mezzo metro, perenne, appartenente alla famiglia delle Polygonacee, che comprende differenti specie, circa una cinquantina e piú di un centinaio di specie diffuse nelle zone temperate boreali. Il nome di questa pianta, derivato dal greco (Polygonum) e dal latino (bistorta), è composto. Linneo, medico e naturalista svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, diede il nome alla pianta. Polygonum è composto dalla radice greca polys, che vuol dire molto e gonu che vuol dire nodo o ginocchio, alludendo ai numerosi nodi che si possono trovare lungo il fusto. Mentre bistorta è di derivazione latina e vuol dire: due volte torta, alludendo alla forma del suo rizoma che si presenta torto a forma di esse. Giovanni Targioni Torzetti, medico e naturalista italiano, da non confondersi con l’omonimo Giovanni, librettista di Mascagni, scrive: “Chiamano Bistorta alcuni ancora quella specie di pentafillo, che produce ora cinque ora sette intagli per le fronde, e la radice rossa, corta, piena, salda e ponderosa, chiamata volgarmente potentina”.

In botanica
Dal punto di vista botanico si tratta di un’erbacea perenne e spontanea dal rizoma tuberoso e rugoso, contorto su sé stesso a formare una esse. La disposizione del rizoma basterebbe da sola a far riconoscere la specie. Il fusto è eretto, semplice, piuttosto esile, di forma cilindrica e nodosa. Le foglie sono alterne, oblunghe, di grandezza crescente, man mano che scendono verso la base della pianta. È particolare il colore delle foglie, che nella pagina superiore sono verdi e lucide, rispetto alla pagina inferiore che si presenta biancastra. I fiorellini ermafroditi sono raccolti in una spiga cilindrica, densa, terminale, solitaria, di bellissimo aspetto: questi fiorellini hanno un colore rosso carnicino dato dal perigonio (involucro esterno che racchiude la parte sessuale del fiore) regolare, pluripartito, con petali persistenti tutti uguali. L’apparato maschile è formato da 6-8 stami con filamenti liberi; quello femminile ha un ovario libero con una sola loggia contenente un ovulo. Il frutto è un achenio marrone, membranoso lucido, con tre spigoli acuti e contiene un solo seme.

Raccolta e fioritura
La Bistorta è un’erbacea che si trova facilmente in terreni freschi e nei prati umidi ed erbosi, ricchi di nitrati; cresce anche nei boschi non troppo fitti e nelle zone paludose. Si trova in prevalenza nelle zone montane dell’Europa meridionale e centrale, ma anche in Asia Minore, Asia temperata e in America del Nord. Della pianta si usano la radice, il cui sapore è amaro-astringente, e le foglie per uso esterno. La fioritura accade tra maggio e agosto.

Proprietà
La Bistorta contiene tannino (15-20%), acido gallico, ossalato di calcio, zucchero, gomma, mucillagine, cellulosa, sali, resina e amido. Il tannino si differenzia da quello ordinario, che si trova negli altri vegetali, perché costituito da due sostanze; la prima è affine a quella che si trova nella Tormentilla, la seconda è identica a quella che si trova nella Ratania (piccola leguminosa comune in Bolivia, Brasile e Ande peruviane).
Ha proprietà tonico-astringenti, antinfiammatorie, lenitive, antiemorragiche, febbrifughe, antiemetiche ed emollienti. In genere si usa la polvere di rizoma essiccato alla dose di 3 gr. al giorno come antidiarroico; come febbrifugo e tonico, la polvere si associa a quella di genziana (radice). Macerata in vino al 4% ha proprietà decongestionanti; il decotto si usa per irrigazioni vaginali, clisteri e gargarismi in varie lesioni infiammatorie. Molto usati sono gli impacchi con questo decotto su lesioni cutanee quali ragadi ed eritemi. Le foglie in genere si usano fresche, pestate o macerate in acqua. Applicate su dermatosi, gonfiori, foruncoli e acne hanno azione prevalentemente antinfiammatoria. Nella cosmesi, tanto il rizoma quanto le foglie si applicano come lenitivo e astringente, soprattutto su pelli grasse e sulla seborrea del cuoio capelluto. La coltivazione a scopo erboristico e culinario è abbastanza facile per seme o per impianto di getti tolti dalla radice purché si disponga di un terreno siliceo e piuttosto umido.

Nomi comuni
La bistorta è comunemente conosciuta anche come serpentaria, in quanto nell’antichità si credeva fosse utile contro i morsi dei serpenti, biaveta, lingua bovina, lenvabou, lavazzuola, blayetta, amarella, esparà, reparàss, gambe rosse, cuticoli, poligonia, sarasín e pajan salvadi.

Cenni storici
La bistorta non ha interessato molto gli studiosi di botanica del passato, per cui la letteratura è scarsa. I dati che troviamo in Dioscoride (Hist. plant. VI-4) su una pianta detta polygonon e che sono stati citati da Plinio (Lib. XXVII-91) non è certo che si riferiscano alla Bistorta. Il Mattioli segnala questa pianta contro l’incontinenza d’urina e la dissenteria, per prevenire gli aborti, contro le emorragie dell’utero, per saldare le ferite interne ed esterne, nelle lesioni intestinali, nelle ulcere maligne, nei vomiti e sputi di sangue, somministrando la droga per decotto. Tutte queste proprietà sono state confermate dalla moderna fitoterapia.

In cucina
La ricchezza di amido ha indotto spesso a sfruttare i rizomi di Bistorta in tempi di carestia come risorsa alimentare. In genere si facevano torrefare o si lessavano. Questo impiego non incontra tanto favore a causa del tannino che è notevolmente astringente e che è contenuto in gran copia nelle radici della pianta. La parte che invece ha notevoli pregi in gastronomia sono soprattutto le foglie, che possono entrare in cucina alla stregua di tante verdure coltivate. Sono ottime se unite a minestre, oppure lessate e cucinate come gli spinaci: il gusto è delicato e leggermente acidulo. In alcune zone vengono usate anche nelle frittate. Aggiunte ad insalate rustiche contribuiscono ad arricchirle di sapore. Per poterle consumare crude, le foglie devono essere molto tenere.


 
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