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Scopriamo il PEA
PEA, ovvero la sostanza che si chiama palmitoiletanolamide, è un principio analgesico e antinfiammatorio naturale scoperto nel 1957. Nel 1993 fu Rita Levi Montalcini a rivelarne il funzionamento vincendo il Premio Nobel. Dal 1957 in poi sono stati pubblicati più di 500 articoli scientifici per spiegarne il funzionamento e i benefici: la sostanza è tuttora in fase di sperimentazione, vengono condotti molti studi clinici su persone con diverse patologie, che soffrono di differenti dolori cronici e infiammazioni.
PEA viene estratto in modo naturale dalle cellule degli esseri viventi ed avrebbe la capacità di attenuare la sensazione di dolore. Questo perché sarebbe in grado di ripristinare l’equilibrio delle cellule dell’organismo, riducendo dolori cronici e infiammazioni di vario genere.

Come agisce: uso terapeutico del PEA
Con il susseguirsi delle ricerche si è visto che effettivamente si riscontrano degli effetti benefici di questo principio attivo, anche se non è ancora del tutto sdoganato dalla medicina ufficiale.

Gli studi internazionali portati avanti su PEA ne confermano l’efficacia sul dolore neuropatico, ad esempio in presenza di patologie come la fibromialgia e la sindrome dolorosa mio-fasciale. La sostanza sarebbe preziosa per il suo contributo nel trattamento di sindromi dolorose complesse. Unito ad altri specifici farmaci risulterebbe maggiormente efficace. È in corso una vera e propria sperimentazione umana sulle proprietà benefiche di PEA presso la ASL di Nuoro, in Sardegna, dove è in corso la ricerca per il trattamento della Sclerosi Laterale Amiotrofica. Si è visto che la PEA somministrato per via orale ai pazienti si ottiene una riduzione del declino respiratorio. La sostanza PEA è stata esaminata in decine di studi, per un totale di 5000 pazienti: si registra un significativo contributo per il trattamento di dolori reumatici, dolori da compressione nervosa, sindromi da dolore neuropatico e , non ultime le sindromi da dolore pelvico.

Un rimedio contro il dolore pelvico?
Il dolore pelvico può essere provocato da diversi fattori e possono esserci diversi sintomi, sulla base di diverse cause come quelle genetiche, infettive, traumatiche o ambientali. Sta di fatto che c’è un punto in comune nelle varie patologie, ovvero l’infiammazione neurogenica. In generale, per risolvere il disturbo del dolore che affligge molte donne, bisognerebbe ridurre la proliferazione dei mastociti, ovvero delle cellule che generano infiammazione facendola diventare cronica. La sostanza PEA potrebbe essere una soluzione tangibile per regolare e ridurre l’infiammazione e il dolore pelvico poiché riesce a stabilizzare il mastocita, per l’appunto. La molecola sarebbe disponibile per via orale, così come anche in creme e gel per uso topico.
Gli studi e gli accertamenti dei benefici dei PEA sono ancora in atto. Restiamo in attesa dei giudizi definitivi di medici ed esperti e confrontiamoci costantemente con gli specialisti di riferimento per capire se possiamo affidarci a questa sostanza come strumento contro il dolore pelvico.

NOTA: la palmitoiletanolamide (PEA) può trovarsi in forma micronizzata ovvero quando la dimensione delle particelle sono tra i 6 e i 10 micron; oppure ultramicronizzata, le dimensioni delle particelle sono tra i 0,2 e i 5 micron.

Fonti:

http://www.neuropathie.nu/2013/01/palmitoilethanolamide-un-agente-analgesico-ed-un-antinfiammatorio-naturale/
www.aslnuoro.it/documenti/3_16_2012205111621/pdf
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Che cos’è esattamente la palmitoiletanolamide, domande e risposte
La palmitoiletanolamide (PeaVera, PeaPure, Palmidrol, Achille e altri PEA prodotti rappresenta una rivoluzione nel trattamento del dolore. Si tratta di un efficace analgesico naturale, senza effetti collaterali. La sua azione è stata documentata in molte centinaia di articoli scientifici. Il suo meccanismo è stato scoperto dalla professoressa Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina.

Qui è disponibile una breve introduzione su questa sostanza particolare. (Qui Informazioni per i medici) PEA è disponibile in Italia dal 2007 ed è stata classificata dal Ministero della Salute italiano come alimento dietetico per fini medici speciali.

PeaVera è disponibile in Italia dal 2014. PeaVera è stata classificata dal Ministero della Salute italiano come alimento dietetico per fini medici speciali. PeaVera contiene esclusivamente pura palmitoiletanolamide e non vi sono stati aggiunti agenti chimici, farmaceutici o di altra natura.

Il premio Nobel prof. Rita Levi-Montalcini ne ha scoperto il meccanismo negli anni ’90 del secolo scorso sulla base dell’uso di palmitoiletanolamide pura . Questa è la ragione per la quale per le capsule di PeaVera viene utilizzata esclusivamente palmitoiletanolamide pura. PeaVera si può facilmente ordinare direttamente nel negozio online del produttore.

Si consiglia di fare sempre attenzione al momento dell’acquisto di prodotti contenenti PEA  -non certificati. Sul mercato vi sono infatti prodotti contenenti PEA di qualità molto discutibile. Su alcuni siti non si trova il certificato che documenta la qualità e la purezza del prodotto. A volte, in questi prodotti contenenti PEA vengono aggiunte anche altre strane sostanze vegetali, la cui sicurezza è molto poco chiara. In alcuni casi, i prodotti contenenti PEA vengono consigliati in web shop che si rivolgono, per esempio, ad atleti che desiderano potenziare i muscoli. Per essere sicuri della purezza di un prodotto, si consiglia sempre di controllare il certificato di analisi.
Poiché PEA è disponibile in tutto il mondo dal 2007 e dato che noi riceviamo numerose domande per telefono, qui di seguito riportiamo un elenco di domande e risposte su questa speciale sostanza analgesica e antinfiammatoria. Abbiamo incluso anche domande e commenti di persone che parlano di PEA in diversi forum.

La “madre” scientifica di PEA è la professoressa Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina, deceduta alla fine del 2012 all’età di 103 anni. In una sezione separata di questo sito la professoressa racconta l’essenza della palmitoiletanolamide attraverso dei cartoni animati, un modo simpatico per parlare di questo argomento scientifico.

A metà del 2013, solo nei Paesi Bassi vengono trattati con PEA numerose decine di migliaia di pazienti. Non sono mai stati segnalati effetti collaterali significativi. PEA può anche essere assunta senza problemi in combinazione con altre sostanze e altri medicinali. Nei 40 studi clinici su PEA pubblicati, non sono mai stati evidenziati effetti collaterali.

Presentazione di PeaVera; disponibilità
L’azienda JP Russell Science Ltd ha introdotto PeaVera, che contiene PEA pura e certificata. PeaVera è disponibile in confezioni da 30 capsule, ciascuna contenente 400 mg di PEA. Le reazioni dei pazienti a questa sostanza sono buone. A nostro parere, il vantaggio di PeaVera rispetto ad altri prodotti è che questo preparato non contiene sorbitolo, magnesio stearato o altri eccipienti chimici (come in altri prodotti). Si tratta di un preparato purissimo, contenuto in capsule vegetali.

L’effetto della formula ottimizzata di PEA si basa, fra l’altro, su numerosi studi clinici randomizzati a doppio cieco, condotti su un totale di 2700 pazienti. Si tratta di studi noti da tempo e pubblicati nel periodo 1972-2010.

Come informare lo specialista o il medico di basePer i medici è disponibile una dispensa speciale sulla scienza relativa alla PEA, che potete scaricare da questo link e con cui potete mettere al corrente il vostro medico di fiducia. Dal momento che si tratta di un rimedio naturale e di un integratore che non attira l’interesse di grandi industrie farmaceutiche, molti medici non ne conoscono l’esistenza.

Quale dose di PEA (PeaVera e altri PEA prodotti) devo prendere?
PEA compresse: in linea di principio, riteniamo che una buona dose iniziale sia di 600 mg due volte al giorno. Se il dolore diminuisce dopo circa 50 giorni, si può ridurre la dose a 300 mg, due volte al giorno. Se il dolore persiste, potrebbe essere consigliabile raddoppiare la dose iniziale per alcune settimane.

PeaVera capsule: è disponibile in capsule da 400 mg; si consiglia di prendere 1-2 capsule 1- 2 volte al giorno in modo che la dose giornaliera ammonti da 1200 mg a 1600 mg.

Vi sono differenze tra PeaVera e altri PEA prodotti?Sì, vi sono alcune differenze, ma la cosa principale è che entrambi i prodotti contengono PEA. Le compresse di PEA contengono PEA e altre sostanze farmaceutiche eccipienti e riempitive, come ik magnesio stearato.

PeaVera contiene solo PEA pura, senza sostanze farmaceutiche riempitive, eccipienti o dolcificanti. Non contiene neanche sorbitolo o  magnesio stearato. A differenza di molte altre capsule, la capsula di PeaVera non contiene gelatina.

PeaVera e altri PEA prodotti sono rimedi sicuri da usare?
La PEA contenuta in PeaVera e altri prodotti viene usata già da oltre un milione di pazienti in tutta Europa (soprattutto in Italia, Spagna, Germania, Belgio e Olanda). I medici che hanno prescritto PEA fino ad oggi non hanno riscontrato nei propri pazienti effetti collaterali spiacevoli, pericolosi o problematici. In Olanda vi sono molte decine di migliaia di pazienti che usano o hanno usato la PEA e che non hanno manifestato effetti collaterali significativi.

PeaVera e PEA compresse possono essere presi in combinazione con altri analgesici o farmaci?Alcuni studi hanno esaminato l’assunzione di PEA in combinazione con altri farmaci prescritti contro dolori di natura neuropatica come Lyrica e ossicodone (un oppiaceo). Non sono stati riscontrati problemi nell’uso concomitante dei farmaci. Inoltre, è stato rilevato che gli effetti collaterali del Lyrica e dell’ossicodone venivano diminuiti dall’assunzione concomitante di PEA. Questo è un importante dato clinico. PEA non interagisce con altri farmaci e può essere assunta, senza problemi, insieme ad analgesici o altri medicinali. Spesso gli effetti analgesici di altri rimedi vengono rafforzati da PEA.

PeaVera e PEA compresse possono essere presi senza problemi anche da persone anziane?
La PEA è stata testata su numerosi pazienti. I dati disponibili alla fine del 2010 relativamente all’uso di questo rimedio da parte di anziani indicano che si tratta di un prodotto sicuro, che può essere assunto senza problemi:

• sono stati trattati 111 soggetti fra i 65 e i 70 anni
• 116 soggetti fra i 71 e i 75 anni
• 63 soggetti fra i 76 e i 80 anni
• 65 soggetti fra i 81 e i 90 anni.

Il paziente più anziano in Olanda aveva 91 anni e non ha manifestato effetti collaterali.Ho più di 65 anni, devo seguire altre dosi?
Le persone d’età superiore ai 65 anni possono semplicemente utilizzare la normale dose consigliata (complessivamente 1200 mg di PEA al giorno). Il paziente più anziano in Olanda ha 91 e tollera senza problemi un dosaggio normale. In Europa molte centinaia di persone d’età superiore ai 65 anni vengono trattate senza problemi.

Per quanto tempo devo utilizzare PeaVera o PEA compresse prima di notare dei risultati?
In linea generale l’effetto di PEA si percepisce a partire da pochi giorni fino ad alcune settimane.
E’ vero che alcuni pazienti reagiscono solo dopo 6-8 settimane. Ecco perchè consigliamo sempre di utilizzare PEA almeno per 8 settimane.

E’ risultato che 1 capsula da 400 mg per 3 volte al giorno durante i primi due mesi sia un buon dosaggio di inizio cura.I consumatori di PeaVera percepiscono nella maggioranza dei casi un miglioramente nelle prime settimane di assunzione. Non fosse questo il caso, viene allora consigliata l’assunzione di 2 capsule di PeaVera da 400 mg per 2 volte al giorno.

Solo dopo due mesi di assunzione si può dare un giudizio sull’effetto di PeaVera. Da quel momento diventa chiaro se un utilizzo di piú lunga durata può essere significativo.

Se dopo due mesi si è raggiunto l’effetto desiderato, il dosaggio può essere diminuito fino a 1 capsula da 400 mg per 2 volte al giorno.

Dai 4 mesi di cura si può cominciare a considerare di:

– andare avanti con l’assunzione di 1 capsula per 2 volte al giorno;
– diminuire l’assunzione fino a 1 capsula per 1 volta al giorno;
– terminare l’assunzione.

Nel caso in cui, dopo aver diminuito il dosaggio, anche l’effetto diminuisca, si consiglia di aumentare nuovamente il dosaggio fino a 1 capsula per 2 o 3 volte al giorno.

I consumatori possono decidere da soli se 1 capsula da 400 mg per 2 volte al giorno sia sufficiente come dosaggio di mantenimento o se è tuttavia consigliabile un più alto dosaggio di PeaVera.Le capsule di PeaVera sono facilmente apribili. Nel caso di problemi di deglutizione la palmitoiletanolamide micronizzata contenuta nella capsula si può spargere anche sul pasto ed essere assunta ad esempio con il latte o con dello yoghurt.

Prezzi PeaVera, Palmidrol, altri PEA prodotti e Achille al grammo: Quanto costa?
Molti pazienti chiedono il prezzo di PeaVera, Achille e altri prodotti: Qual è il costo al grammo?

I prezzi cambiano continuamente.
Ecco perché un confronto di prezzo è difficile da tenere aggiornato.
Consigliamo di confrontare i prezzi sulla base del numero dei milligrammi di PEA per confezione.
Quanti mg di PEA ci sono in una confezione e quanto costa?Perché a volte ci vuole molto tempo prima che si manifesti un effetto analgesico?
In primo luogo citiamo un passaggio da un articolo recente che descrive l’esperienza di un paziente:

Il mio medico omeopata mi ha prescritto PeaVera e dopo un mese non ho notato molti effetti. Soffro di dolori al braccio e alla mano dovuti a distrofia post-traumatica in seguito a frattura. Il medico ha detto che avrei dovuto usare questo rimedio per un lungo periodo. Finalmente dopo due mesi ho iniziato a notare. Pensavo che non ci fosse più speranza. Ma ora, dopo 5 mesi, posso dire che sicuramente i dolori si sono ridotti della metà e la mia qualità  della vita è di gran lunga migliorata.

Poiché la PEA esercita la sua azione tramite i meccanismi naturali dell’organismo, a volte occorre più tempo per avere un effetto rispetto a un analgesico chimico che viene preso per bocca, che agisce direttamente sulle cellule nervose e riduce il dolore.La PEA penetra nelle cellule dell’organismo, in una parte speciale del nucleo cellulare, che si chiama recettore nucleare, su cui esercita un’azione positiva. Prima che il recettore nucleare possa ridurre il dolore e la reazione antinfiammatoria nell’organismo, devono aver luogo alcune azioni biologiche, il che richiede a volte alcune settimane.

PEA funziona anche per il dolore provocato dall’ernia?
Il dolore provocato all’ernia è molto frequente. Per questo è stato condotto uno studio su oltre 600 pazienti con forti dolori alla schiena e alla gamba dovuti ad ernia e che sono stati trattati con PEA, mentre il gruppo di controllo è stato trattato con placebo. E’ risultato che la PEA ha un chiarissimo effetto, al pari del migliore analgesico per l’ernia, se non addirittura migliore.

Quindi, la PEA può certamente essere usata contro il dolore provocato da un’ernia.Per che tipo di dolori si può utilizzare PEA?
Perché la PEA è un antidolorifico e antinfiammatorio naturale, è adatta per diversi tipi di dolore (PEA: rimedi naturali per infiammazione nervo sciatico). Sono stati condotti alcuni studi da cui risulta che la PEA risulta efficace in diversi tipi di dolori, come dolori neuropatici, dolori articolari alla mascella, dolori da artrosi, al polso e alla mani, dolori dovuti all’herpes zoster, dolori alla schiena e alle gambe.

Presso l’Istituto Olandese per il dolore neuropatico PEA è stata somministrata con buoni risultati, soprattutto a pazienti con dolori dovuti a ernia, diabete e dopo un ictus, dolori successivi a una lesione alla spina dorsale, a sclerosi multipla e a diverse forme di polineuropatia, fino alla neuropatia della piccole fibre .

Dove trovo informazioni scientifiche sulla PEA che posso dare al mio medico di base?Il medico con la maggiore esperienza clinica a livello mondiale, il prof. Jan M. Keppel Hesselink, ha scritto due articoli pubblicati in due riviste mediche scientifiche.

Palmitoiletanolamide: una molecola endogena a significato omeostatico
Come ormai più volte confermato in diversi sistemi cellulari,   PEA viene sintetizzata e rilasciata in seguito a danni attuali o potenziali.  Lo si è dimostrato nei leucociti e nei macrofagi stimolati, nelle cellule epidermiche di topo in seguito a vari tipi di stress, nella cute infiammata o interessata da dolore neuropatico, in neuroni corticali come risposta all’aumento sperimentale della concentrazione intracellulare di calcio e, molto recentemente, nella corteccia cerebrale di topo sottoposta ad ischemia focale.

Aumenti di PEA sono stati inoltre riscontrati nel plasma di soggetti affetti da Low Back Pain in seguito a manipolazioni osteopatiche e nelle biopsie di pazienti con colite ulcerosa. Sulla base di questi risultati, si è ipotizzato che la produzione cellulare di PEA in risposta a un danno possieda un importante significato protettivo.dove comprare PeaVera?
www.peavera.com

Una panoramica generale con tutti gli studi clinici riassunti: Keppel Hesselink,, J.M. 2012. New Targets in Pain, Non-Neuronal Cells, and the Role of Palmitoylethanolamide. Open Pain Journal 5: 12-23 
e
un articolo con le esperienze dei pazienti olandesi che avevano diversi tipi di dolore e che sono trattati con PEA. Keppel Hesselink,, J.M. 2012. Therapeutic utility of palmitoylethanolamide in the treatment of neuropathic pain associated with various pathological conditions: a case series Journal of Pain Research 5:437 – 442

Li trovate entrambi sotto il link qui sopra.

Potete scaricare gratuitamente entrambi i file in PDF e stamparli per darli al vostro medico.

Quali sono le controindicazioni per PeaVera e PEA compresse?
Quali sono le controindicazioni di PeaVera e PEA compresse?
Non sono note controindicazioni legate all’uso di PeaVera e PEA compresse. PeaVera e PEA compersse possono essere assunti senza problemi insieme ad altri analgesici e ad altri farmaci. Inoltre PeaVera e PEA compresset rafforzano la funzione antidolorifica degli altri analgesici.

Quali informazioni scientifiche posso trovare qui?
Professoressa Rita Levi-Montalcini spiega

Produttore di PeaPure: PEA Pure di qualità GMP, un nuovo capitolo nella medicina

Professoressa Rita Levi-Montalcini defunto: madre de PEA

Modulazione farmacologica della microglia e dolore neuropatico: dalle neuroscienze alla clinica

Come PEA si devi prendere?

Curare dolore cronico in maniera naturale e senza l’utilizzo di farmaciIl dolore neuropatico: appunti personali del dr. Claudio Italiano, internista e diabetologo ospedaliero

L’artrite reumatoide (AR): una malattia autoimmune

Palmitoiletanolamide (PEA) risultato per il dolore osteoartrite nelle articolazioni

PEA è efficace e sicuro nel trattamento del dolore cronico in diverse condizioni patologiche

Spasmi dolorosi e neuropathsiche dolori: palmitoylethanolamid (PEA)

Si sono molti articoli scientifici originali  in inglese

La Palmitoilethanolamide nel trattamento del dolore sustenoto: L’esperienza di 610 pazienti

Main references

Biasiotta A, La Cesa S, Leone C, Di Stefano G, Truini A, Cruccu G. | Efficacy of palmitoylethanolamide in patients with painful neuropathy. A clincial and neurophysiological open study. Preliminary results. | , Volume 4, Issue 1, May 2010, Page 77.

G. Guida, A. de Fabiani, F. Lanaia, A. Alexandre, G.M. Vassallo, L. Cantieri, M. de Martino, M. Rogai, S. Petrosino | La palmitoiletanolamida (Normast) en el dolor neuropatico cronico por lumbociatalgia de tipo compresivo: estudio clinico multicentrico. | Dolor | 2010, 25:35-42

Assini A, Laricchia D, Pizzo R, Pandolfini L, Belletti M, Colucci M, Ratto S. | P1577: The carpal tunnel syndrome in diabetes: clinical and electrophysiological improvement after treatment with palmitoylethanolamide | Eur J Neurol | 2010: 17(S3):295.

Kopsky DJ, Keppel Hesselink, JM. Multimodal stepped care approach with acupuncture and PPAR-α agonist palmitoylethanolamide in the treatment of a patient with multiple sclerosis and central neuropathic pain. Acupunct Med. 2012 Mar; 30(1):53-5.

Keppel Hesselink, JM (2012) New Targets in Pain, Non-Neuronal Cells, and the Role of Palmitoylethanolamide. Open Pain Journal 2012, 5: 12-23

Keppel Hesselink JM, Hekker TA, Therapeutic utility of palmitoylethanolamide in the treatment of neuropathic pain associated with various pathological conditions: a case series Journal of Pain Research 2012 Volume 2012:5 Pages 437 – 442

Keywords

lumbociatalgia tratamiento, palmitoylethanolamide, PeaPure, PeaVera, Achilles, Palmidrol, nervo sciatico rimedi, palmitoiletanolamida, farmaco, integratori nervo sciatico pea, cure naturali x nervo sciatico, lumbociatalgia, tratamiento, effetti collaterali, sclerosi multipla, medicamento, PEA, produttore, proprieta terapeutiche, quale funzione ha il palmitoiletanolamide, Prezzi, Quanto costa? dolore gluteo, differenze fra bustine e compresse,  cure naturali per dolore neuropatico, posologia, integratore, quando assumere, o ssicodone e prottore gastico, endocannabinoidi, ALIA, autocoid, Aliamidi, cura, olanda, a cosa serve, mal di testa, dove acquistare, infiammazione nervo sciatico rimedi naturali, rimedi omeopatici,  veterinaria, dose massima giornaliera acido tioctico e pea, dove comprare peavera, cistite interstiziale, stati algici oculari,  l’ipertensione oculare, glaucomaObiettivo. Valutare l’efficacia della palmitoiletanolamide micronizzata (PEA)-transpolidatina nel trattamento del dolore pelvico cronico in donne affette da endometriosi.
Metodi. Sono state reclutate 24 pazienti affette da dolore pelvico intenso da sospetta endometriosi. Le pazienti reclutate hanno assunto due compresse al giorno, al mattino e alla sera, di PEA 400 mg e polidatina 40 mg, per 90 giorni consecutivi. Un questionario comprensivo di una scala visiva analogica (VAS) per la valutazione dell’intensità del dolore globale, della dismenorrea, della dispareunia, della dischezia e della disuria è stato sottoposto alle pazienti. Un secondo questionario è stato somministrato al fine di valutare le conseguenze della patologia sulla qualità della vita. La compilazione di un diario ha, inoltre, consentito di valutare il consumo mensile di farmaci analgesici. Le valutazioni sono state condotte prima dell’inizio del trattamento e quindi ripetute mensilmente fino alla conclusione dello studio (90 giorni). Le analisi statistiche sono state effettuate utilizzando l’ANOVA per l’analisi della varianza. Sono stati considerati statisticamente significativi valori di P<0,05.
Risultati. Risultati statisticamente significativi sono stati riscontrati in relazione alla riduzione del dolore pelvico, alla dismenorrea e alla dispareunia rispetto alla prima valutazione delle pazienti portando ad un miglioramento globale della qualità della vita. I risultati sulla disuria e sulla dischezia sono risultati invece statisticamente non significativi (P>0,05). È stata, inoltre, osservata una riduzione nel consumo mensile di farmaci antinfiammatori non-steroidei (FANS).
Conclusioni. Il trattamento con PEA per cicli di 3 mesi può rappresentare un’efficace integrazione alla terapia farmacologica analgesica nella gestione del dolore pelvico legato all’endometriosi.Sei alla ricerca di un Farmaco a base di (ci proviamo a dirlo in un colpo solo 🙂) palmitoiletanolamide capsule (o PEA) o bustine o vuoi maggiori informazioni su come reperirlo? Sappi che alcune Farmacie di Farmagalenica lo preparano nei propri Laboratori Galenici e possono allestire delle capsule a base di palmitoiletanolamide (vedi in fondo all’articolo l’elenco completo delle Farmacie).

La palmitoiletanolamide, noto anche col termine più semplice di PEA, è una sostanza prodotta dal nostro corpo in grado di esplicare un effetto antinfiammatorio ed antiflogistico, sfruttato per il trattamento di diversi stati patologici, di diversa tipologia ed entità, attraverso un meccanismo di azione scoperto soltanto da pochi anni.
La PEA riconosce infatti diversi target all’intero dell’organismo umano: la palmitoiletanolamide, sembra essere in grado di causare una diminuzione del rilascio di molecole a forte attività proinfiammatoria e pruritogena (prurito) tra le quali l’istamina, le citochine, gli enzimi proteolitici, eccetera.
Altro target fondamentale per l’effetto terapeutico sembra essere il recettore PPAR-α, la cui inattivazione determina la ridotta espressione di citochine, chemochine ed ossido nitrico. Tutti questi effetti, alla base del meccanismo di azione del PEA, possono essere sintetizzati con un acronimo, ovvero Autacoid Local Injury Antagonism (ALIA), con cui viene riassunta l’attività innovativa di questa molecola. (https://palmitoylethanolamide4pain.files.wordpress.com/2015/01/normast_news_1.pdf
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3500919/
https://www.dovepress.com/therapeutic-utility-of-palmitoylethanolamide-in-the-treatment-of-neuro-peer-reviewed-article-JPR-recommendation1).

La palmitoiletanolamide per tutti questi motivi viene utilizzata

nel trattamento del dolore neuropatico
nel dolore cronico in risposta all’infiammazione
in alcune tipologie di reazioni autoimmuni, essendo dotata di una funzione protettiva e riparatrice sulle cellule
La palmitoiletanolamide (anche micronizzata, ultramicronizzata) è presente in alcuni integratori alimentari, acquistabili liberamente senza ricetta (es. Normast, Peavera, eccetera). Trattandosi però di integratori a dosaggio fisso e standard, non sempre soddisfano appieno l’esigenza di ogni paziente, per cui il paziente oltre a spendere soldi (caratteristica della palmitoiletanolamide è di avere un costo elevato) non trova una risposta terapeutica soddisfacente.

Nel caso di risposta terapeutica inefficace, il laboratorio della Farmacia Tolstoj può allora allestire specificamente un Farmaco personalizzato in capsule o bustine, con diversi punti di forza:

libertà di dosaggio (teoricamente qualsiasi, in base alla volontà del Medico), vale a dire  200, 450, 539, 652 mg o più dipalmitoiletanolamide
assenza di sostanze allergizzanti o intolleranti (Es. lattosio), sia come eccipienti che come conservanti
realizzazione di vari formati, in numero ed in tipologia, di capsule, in modo da ottimizzare l’assunzione ed evitare sprechi (di farmaco e soldi)
l’eventuale aggiunta di altri principi attivi (es. acido alfa lipoico)
l’uso di palmitoiletanolamide micronizzata, che permette una maggiore biodisponibilità
La posologia della palmitoiletanolamide varia in base al peso, al sesso, all’età ed al tipo di problematica, tuttavia è solitamente raccomandato assumere (in un adulto) un dosaggio giornaliero di 1200-1600 mg.
Si inizia con l’assunzione di 1-3 capsule al giorno , secondo il dosaggio unitario della capsula stabilito dal Medico, al momento o subito dopo i pasti, per i primi due mesi. Dopo tale periodo, necessario per far si che si verifichino i primi miglioramenti clinici, si potrà valutare la modifica del regime posologico giornaliero, ad esempio:

Riducendo l’assunzione ad una capsula due volte al giorno
Continuando per altri due mesi
Terminando l’assunzione del farmaco
In caso di problemi di deglutizione il paziente può aprire le capsule ed assumere il contenuto delle stesse miscelando la polvere nel latte o in uno yogurt, o richiedere la ripartizione del Farmaco in bustine direttamente al Farmacista.

La PEA risulta essere ben tollerata dall’organismo e molto rari sono gli effetti indesiderati attribuibili al Farmaco, tra questi si possono annoverare disturbi del tratto gastrointestinale, con nausea e diarrea. LA PEA inoltre non risulta interagire con altri Farmaci, tra cui quelli utilizzati nel trattamento del dolore neuropatico, garantendo alta sicurezza d’impiego (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3500919/).

Per la realizzazione di capsule a base di palmitoiletanolamide è richiesta la presentazione di una ricetta medica ripetibile, valida SEI mesi dalla data di prescrizione. Come detto, il costo varia enormemente in base al dosaggio e alla quantità di capsule/buste per cui è bene chiedere direttamente alla Farmacia.
Introduzione
L’infiammazione è il processo fisiologico che sottende la maggior
parte dei fenomeni biologici. È funzionale allo stato di salute quando è
finalizzata a un preciso evento biologico, quando ha un tempo di inizio e
di risoluzione ben precisi e scanditi, quando l’intensità è limitata, quando
il dolore che l’accompagna non interferisce con la qualità della vita quotidiana.
Nella vita della donna, ne è esempio preciso l’infiammazione che
sottende e accompagna l’ovulazione, la mestruazione, il riassorbimento
del muscolo uterino nel post parto.
L’infiammazione diventa patologica e patogena quando si crea una
disregolazione nel rapporto tra mediatori pro-infiammatori e quelli antiinfiammatori,
condizione in cui il processo infiammatorio si automantiene
in modo afinalistico (“non resolving”) come patologia cronica in sé;
quando è di intensità marcata e/o quando è prolungata (per persistenza
della noxa che l’ha attivata e/o per inadeguatezza/anomalia dei processi
di difesa che l’accompagnano). Quando tende a coinvolgere organi vicini
(“comorbilità”) (Graziottin et al. 2013; Graziottin et al. 2014). E quando,
se non diagnosticata e trattata, tende ad estendersi al midollo spinale e al
cervello, creando neuroinfiammazione, depressione e comportamento di
malattia (”sickness behaviour”) (Walker et al 2013)
L’infiammazione accompagna in vario grado tutte le patologie, tra
cui le cardiovascolari, autoimmuni, infettive, neurodegenerative e oncologiche.
Patologie che si esacerbano dopo la menopausa e con il progredire
del processo di invecchiamento.
L’infiammazione aumenta soprattutto in caso di menopausa precoce,
specialmente se iatrogena. In tal caso molteplici fattori patogeni concorrono
all’incremento dello stato infiammatorio distrettuale e sistemico.
Per tutti questi motivi, è essenziale conoscere le caratteristiche principe
e i fattori endogeni che sono in grado di ottimizzare il decorso dell’infiammazione,
con lo scopo di mantenerla entro i limiti fisiologici e/o di
riportarvela, se prolungata, eccessiva, patogena e quindi distruttiva per
l’organismo.
Obiettivo del lavoro è analizzare concisamente le evidenze relative a
un mediatore endogeno lipidico che, on demand, viene prodotto durante
i processo di infiammazione, la palmitoiletanolamide. Saranno riassunte le
evidenze sul suo ruolo endogeno nei processi di risoluzione dell’infiammazione,
le caratteristiche farmacologiche e le evidenze di efficacia clinica,
con focus sulle patologie associate a neuroinfiammazione. Tema di particolare
interesse nelle donne in post menopausa.
Palmitoiletanolamide: ruolo endogeno, profilo
farmacologico ed evidenze sull’efficacia clinica
Alessandra Graziottin
Direttore, Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano
Presidente, Fondazione Alessandra Graziottin per la cura del dolore nella donna Onlus
www.alessandragraziottin.it
www.fondazionegraziottin.org
148
Palmitoiletanolamide: ruolo endogeno
La palmitoiletanolamide (PEA), ammide dell’acido palmitico con l’etanolammina,
è una molecola presente in molti alimenti della dieta comune
come uova, soia, pomodori, piselli, arachidi etc. (Kilaru et al 2007).
È anche prodotta da molte cellule dell’organismo dei mammiferi ed è
particolarmente abbondante nei tessuti cerebrali (Bachur et al 1965). La
produzione della PEA e di altre a
149
Le alterazioni dei livelli di PEA nelle condizioni accompagnate da
processi infiammatori suggeriscono che l’apporto esogeno della molecola
possa favorire/accelerare il processo di risoluzione dell’infiammazione e il
ripristino dell’omeostasi tissutale.
Ruolo della PEA esogena
La somiglianza chimica della PEA con l’endocannabinoide anandamide
(Devane et al 1992) e le evidenze sulle interazioni tra PEA e il sistema
degli endocannabinoidi (Jonsson et al 2001; Petrosino et al 2010; Skaper
e Di Marzo 2012) hanno favorito la realizzazione di una serie di studi farmacologici
i cui risultati hanno confermato l’efficacia della PEA nella promozione
dei processi di risoluzione dell’infiammazione nelle condizioni
sperimentali caratterizzate da un elevato coinvolgimento delle cellule mastocitarie
(Mazzari et al 1996). Crescenti evidenze indicano infatti come la
somministrazione esogena della PEA abbia un ruolo chiave nel promuovere
i processi di risoluzione dell’infiammazione, con conseguente riduzione
del dolore.
Ad esempio, è stato riportato che la somministrazione sistemica di
dosaggi compresi tra 0.1 e 10 mg/kg inibisce, in modo dose-dipendente,
l’extravasazione plasmatica indotta da sostanza P o da anafilassi cutanea
passiva (Aloe et al 1993; Mazzari et al 1996), lo sviluppo di edema tissutale
e/o l’aumento di mediatori pro-infiammatori conseguenti all’applicazione
cutanea o sottocutanea di sostanze come la carragenina, il destrano, la
formalina e l’1-Fluoro-2,4-dinitrobenzene etc. (Mazzari et al 1996; Calignano
et al 1998; Conti et al 2002; Costa et al 2002; LoVerme et al 2005;
D’Agostino et al 2009; Petrosino et al 2010).
Effetti antinfiammatori e antidolorifici della PEA sono anche stati
descritti in condizioni caratterizzate da infiammazione neurogenica e
dolore pelvico (Jaggar et al 1998; Farquhar-Smith et al 2001; Capasso et
al 2001; Farquhar-Smith et al 2002; Haller et al 2006; Pessina et al 2014;
Borrelli et al 2015). È importante sottolineare che, a differenza dei farmaci
antinfiammatori, la PEA preserva l’effetto analgesico e antinfiammatorio
anche in caso di dolore cronico e/o neuropatico (Jaggar et al 1998; Capasso
et al 2001; Costa et al 2008; De Filippis et al 2010; De Filippis et al 2011;
Luongo et al 2013; Bettoni et al 2013; Di Cesare Mannelli et al 2013).
Oltre ai processi periferici, la PEA è in grado di contenere i processi
di neuroinfiammazione che coinvolgono il sistema nervoso centrale (CNS)
nei casi di malattie neurodegenerative, psichiatriche e in seguito a traumi.
Processi di neuroinfiammazione sono anche presenti nelle condizioni
in cui la persistenza di stimoli neurogenici periferici, come avviene
ad esempio nel dolore pelvico cronico, stimoli l’insorgenza di alterazioni
centrali. La microglia, insieme ai mastociti cerebrali e periferici, fa parte
delle cellule immunitarie che pilotano i processi di neuroinfiammazione
centrale. 
150
PEA, sinergia con molecole naturali con proprietà antiossidanti
Tra le molecole che le cellule immunitarie secernono nei tessuti nel
corso dei processi infiammatori, gli agenti ossidanti svolgono un ruolo importante
nell’immunità innata. Tuttavia, le specie ossidanti producono nei
tessuti infiammati una grande varietà di effetti dannosi, la cui intensità
concorre a originare fenomeni patologici e ampliare la risposta infiammatoria.
Il danno tissutale si determina in seguito agli effetti delle specie
molecolari dotate di notevole reattività, derivate dall’ossigeno e dall’azoto,
su proteine, lipidi e acidi nucleici. In condizioni caratterizzate da low
grade inflammation, l’utilizzo di prodotti in grado di minimizzare gli esiti
tossici delle specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto possono concorrere
al ripristino dell’omeostasi tissutale. Tra le molecole naturali in grado di
contrastare i processi di perossidazione ci sono diversi flavonoidi, come la
luteolina e la polidatina.
La luteolina è un flavone normalmente presente in forma glicosilata
in alimenti comunemente presenti nella dieta come il sedano, le carote,
l’insalata, gli spinaci, la cipolla, l’origano, il rosmarino, il pepe verde, la
camomilla, l’olio d’oliva, e in piante come il caprifoglio, il Chrysanthemum
morifolium, la bardana (Ferracane et al 2009; Miean e Mohamed 2001;
Chen et al 2007; López-Lázaro 2009). E’ stato dimostrato che la luteolina
ha numerosi effetti biologici: fra questi, l’effetto protettivo sui processi ossidativi
che coinvolgono il DNA in presenza di radicali liberi (Romanová et
al 2001; Ghanta et al 2007) e gli effetti anti-infiammatori e anti-ossidanti
(Harris et al 2006). La luteolina si colloca tra i più potenti ed efficaci polifenoli
in grado di inibire la produzione di citochine proinfiammatorie e di
monossido nitrico indotti dalla endotossina lipopolissaccaride (Xagorari et
al 2001; Riachi e De Maria 2015).
La polidatina (3,5,4′-diidrossistilbene-3-O-β-D-glucopiranoside) è un
glucoside del resveratrolo in cui il gruppo glicosidico è legato in posizione
C-3 in sostituzione di un gruppo ossidrilico. È la forma predominante in cui
il resveratrolo è presente in natura. È stato suggerito che il glucoside possa
essere idrolizzato a resveratrolo già nel duodeno o nel colon (Meng et al
2004); in alternativa, si pensa che il piceide possa essere assimilato come
tale ed essere successivamente idrolizzato a livello degli enterociti (HenryVitrac
et al 2006). Le proprietà biologiche della polidatina sono state dimostrate
in molti studi e includono attività antiossidanti, antinfiammatorie
(Du et al 2009; Kerem et al 2006 ), e neuroprotettive (Li et al 2012; Li et al
2014; Du et al 2013).
Le proprietà farmacodinamiche della PEA e quelle dei flavonoidi luteolina
e polidatina appaiono complementari, suggerendo che, se somministrati
in combinazione, possano contrastare i due principali cospiratori
delle malattie croniche: low grade inflammation e stress ossidativo. A conferma
di questa ipotesi, molti studi hanno dimostrato che il trattamento
congiunto della PEA più polidatina o più luteolina, ha un effetto superiore
rispetto alle molecole usate singolarmente (Impellizzeri et al 2013; Crupi
et al 2013; Lo Monte et al 2013). È stato anche dimostrato che le proprietà
farmacologiche delle molecole PEA+luteolina (PEA_Lut) e PEA+polidatina
(PEA_Pol) diventano sinergiche quando PEA e flavoni vengono sottoposti 
151
simultaneamente al processo di micronizzazione con tecnica jet mill nel
rapporto in massa di 10:1. La PEA è scarsamente solubile in mezzi acquosi e
difficile da formulare utilizzando approcci tradizionali. Le forme micronizzata
e ultramicronizzata presentano una ridotta dimensione particellare
rispetto alla molecola nativa e maggiore biodisponibilità. Inoltre, l’associazione
con i flavoni stabilizza le due molecole e ne potenzia le attività
farmacologiche (Impellizzeri et al 2014).
La PEA, opportunamente formulata nelle forme micronizza e ultra
micronizzata (PEA-um), o co-ultramicronizzata insieme a molecole con
proprietà antiossidanti quali polidatina e luteolina, è in grado di ridurre
la neuroinfiammazione. Agisce, infatti, sulla microglia, oltre che sui mastociti,
riducendone l’attivazione e limitando il rilascio di mediatori proinfiammatori
nei tessuti cerebrali coinvolti.
Per esempio, il trattamento con PEA riduce significativamente il volume
d’infarto di animali sottoposti a occlusione transitoria dell’arteria cerebrale
media: un effetto che, oltre a essere correlato a un ridotto deficit
neurologico, è associato a una riduzione dei marker pro-infiammatori (enzima
iNOS, fattore di trascrizione NFkB, etc) e di morte cellulare (Schomacher
et al 2008; Garg et al 2010; Ahmad et al 2012a).
Nel modello di ischemia cerebrale, come nei modelli di trauma spinale
o cranico, la PEA riduce l’infiltrazione di cellule immunitarie, in particolare
di mastociti, e l’attivazione gliale nel midollo spinale e nell’encefalo
(Genovese et al 2008; Esposito et al 2011; Ahmad et al 2012a; Ahmad et al
2012b; Paterniti et al 2013).
Nei modelli sperimentali di malattia di Alzheimer la PEA riduce la
neurotossicità indotta da beta amiloide (Aβ): anche in queste condizioni
l’effetto è associato a una significativa riduzione di molteplici marcatori
pro-infiammatori (iNOS, IL-1β e TNF-α; protein chinasi pJNK e pp38MAPk;
fattore trascrizionale NFkB etc) (Scuderi et al 2011; Scuderi et al 2012; Scuderi
e Steardo 2013). In vivo la PEA previene i deficit mnemonici indotti
dal frammento amiloideo (D’Agostino et al 2012). A conferma dell’effetto
protettivo della PEA nella malattia di Alzheimer è l’evidenza dell’inibizione
dell’enzima butirrilcolinesterasi, che inattiva l’acetilcolina, presente anche
nelle cellule gliali, da parte della PEA (Romani et al 2011).
Una ridotta neuroinfiammazione è evidente nei modelli di sclerosi
multipla (Baker et al 2000; Baker et al 2001; Loría et al 2008; Rahimi et al
2015) e morbo di Parkinson (Esposito et al 2012). In entrambe le condizioni,
l’effetto è accompagnato da un miglioramento dell’attività motoria e,
nei modelli di sclerosi multipla, da una ridotta spasticità. Imputabile a un
controllo sulla produzione di citochine e fattori neurotrofici è anche l’effetto
antidepressivo e ansiolitico della PEA recentemente riportato (Yu et
al 2011; Crupi et al 2013).
La capacità della PEA di modulare sia l’attivazione mastocitaria, periferica
e centrale, che microgliale, spinale e sovraspinale, rende la molecola
efficace nelle diverse condizioni patologiche accomunate dalla presenza
di processi infiammatori periferici, disfunzioni di tipo neuroimmunitario
o neuroinfiammazione del SNC, eventi tutti associati a un’iperattivazione
di mastociti periferici e/o centrali e/o un’attivazione microgliale (Skaper e
Facci 2012; Skaper e Di Marzo 2013).
152
PEA ultramicronizzata (PEA-um): evidenze di efficacia
Le caratteristiche farmacologiche della PEA e i risultati pre-clinici
hanno stimolato una serie di studi clinici che hanno impiegato la PEA nelle
forme micronizzata e ultra micronizzata e che si sono focalizzati prevalentemente
su condizioni patologiche associate a neuroinfiammazione e
dolore cronico e/o neuropatico (Skaper et al 2014; Freitag e Miller 2014).
In particolare, uno studio multicentrico in doppio cieco, randomizzato,
controllato con 2 dosi di PEA vs placebo ha evidenziato l’effetto analgesico
dose–dipendente della PEA micronizzata (PEA-m) in pazienti affetti
da lombosciatalgia di origine compressiva (Guida et al 2010). Nelle stesse
condizioni, la terapia con PEA-m ha consentito una notevole riduzione
dell’uso di FANS, suggerendo la possibilità di un uso contemporaneo, anche
al fine di ridurre l’uso dei FANS i quali, se assunti per lunghi periodi,
possono indurre importanti effetti collaterali (Canteri et al 2010).
I risultati ottenuti in pazienti con lombosciatalgia sono stati confermati
su un ampio numero di pazienti con dolore cronico associato a diverse
condizioni patologiche, come la radicolopatia, l’artrosi, la sindrome da
fallimento chirurgico spinale, la neuropatia post erpetica, la neuropatia
diabetica e il dolore oncologico (Gatti et al 2012; Marini et al 2012).
Questi ultimi dati, ottenuti con PEA-ultramicronizzata (PEA-um),
hanno mostrato che l’effetto farmacologico non è dipendente dall’eziologia
del dolore, suggerendo un meccanismo d’azione della molecola su
eventi comuni alle varie condizioni dolorose (Gatti et al 2012; Marini et al
2012). In particolare, il ruolo principe di PEA è agire riducendo l’iperattivazione
mastocitaria e microgliale che sottende condizioni infiammatorie e
algogene molto diverse.
In linea con questa ipotesi, l’effetto analgesico della PEA-m e/o PEAum
è stato descritto nella neuralgia del nervo pudendo di origine compressiva
(Calabrò et al 2010), nel dolore pelvico cronico associato all’endometriosi
(Indraccolo et al 2010; Murina et al 2013; Lo Monte et al 2012;
Giugliano et al 2013), in pazienti affetti da sindrome del tunnel carpale
(STC).
Nella STC, il miglioramento del dolore indotto da PEA-m è associato
al miglioramento del tempo sia della latenza motoria distale che della
velocità di conduzione sensoriale (Conigliaro et al 2011). La capacità
della PEA-m di normalizzare l’attività elettrofisiologica neuronale emerge
anche da uno studio di recente pubblicazione, in cui si sottolinea come
l’effetto della PEA non sia esclusivamente di tipo sintomatico (Truini et al
2011).
Infine, l’associazione della PEA-um con farmaci standard per il dolore
neuropatico, quali pregabalin e oxycodone, ha permesso di evidenziare
effetti farmacologici analgesici con dosi molto basse di questi farmaci,
suggerendo un effetto additivo o sinergico tra i farmaci per il dolore neuropatico,
che agiscono sulle cellule neuronali, e la PEA, che agisce prevalentemente
su cellule non neuronali (Desio 2010; Desio 2011).
153
Menopausa e low grade inflammation
L’infiammazione e la neuroinfiammazione sono processi fisiologici
finalizzati a riparare i danni tissutali conseguenti a stimoli nocivi.
Gli stati infiammatori persistenti, tuttavia, anche se di lieve entità,
possono avere conseguenze avverse per l’organismo.
Molti studi recenti riportano che uno stato di infiammazione
di basso grado (“low-grade inflammation”) si sviluppa con l’avanzare
dell’età. Si tratta di un aumento cronico, sistemico, sebbene spesso
non imponente, dei livelli di mediatori pro-infiammatori come TNF-α,
IL-1, IL-6, etc. (Stowe et al 2010).
Questo aumento, osservato con l’invecchiamento in persone di
entrambi i sessi, rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di
fragilità, disabilità funzionali, malattie metaboliche, eventi cardiovascolari,
malattie neurodegenerative.
I cambiamenti età-dipendenti nel sistema immunitario coinvolgono
non solo le cellule residenti nei tessuti periferici, in primis i mastociti,
sensori dell’equilibrio omeostatico dei tessuti e orchestratori
dei processi infiammatori, ma anche cellule immunocompetenti del
sistema nervoso centrale, come la microglia.
I mastociti e la microglia cambiano, con l’età, la propria reattività.
I mastociti negli anziani mostrano un’aumentata sensibilità verso
i mediatori infiammatori rispetto ai giovani e, di conseguenza, un
aumentato stato di degranulazione (Nguyen et al 2005; Grizzi et al
2013).
Inoltre, in tessuti come la cute e nei nervi periferici, la densità
mastocitaria aumenta con l’età, predisponendo questi tessuti a una
maggiore reattività (Ceballos et al 1999; Luo et al 2002; Gunin et al
2011). Anche la microglia modifica con l’età le proprie capacità ricettive
e reattive (Eggen et al 2013). Nell’invecchiamento, la microglia è
presente prevalentemente come fenotipo attivato (microglia primed
o iper-attivata). La risposta della microglia primed a uno stimolo è più
intensa, ossia vengono prodotti livelli più alti di citochine pro-infiammatorie.
L’iper-produzione dura per molto tempo.
Negli anziani l’alterata reattività dei mastociti e della microglia
e il loro cross-talk, diretto o mediato dai neuroni somatosensoriali,
promuove i fenomeni di low grade inflammation, la cui persistenza
determina uno stato di infiammazione non finalizzata e non risolutrice
(“non resolving inflammation”).
È la low grade non resolving inflammation che accompagna e
influenza la progressione delle malattie croniche ricorrenti nell’anziano
e frequentemente in comorbilità con il dolore cronico (Michaud et
al 2013; Morrissey et al 2014; Berghella et al 2014).
Nelle donne la low grade non resolving inflammation è esacerbata
dal declino delle funzioni ovariche e dall’insorgenza della menopausa,
che contribuiscono significativamente alla disregolazione
delle cellule immunitarie (Abu-Taha 2009). Poiché l’aspettativa di vita
media nei Paesi occidentali è superiore agli 80 anni, le donne spendo-
154
Conclusioni
Gli studi clinici dimostrano la capacità della PEA, nelle forme micronizzata
e ultramicronizzata, di contrastare la sintomatologia dolorosa e/o
le alterazioni elettrofisiologiche presenti in diverse patologiche che coinvolgono
il sistema nervoso periferico e/o centrale e che sono sostenute
da un’eccessiva attivazione mastocitaria, quasi sempre associata a quella
microgliale.
Gli studi hanno anche confermano l’ottima tollerabilità dei prodotti
contenenti PEA-m e PEA-um, anche quando somministrati in associazione
a farmaci antinfiammatori e analgesici/ anticonvulsivanti.
Questi risultati suggeriscono l’uso della PEA nelle forme micronizzata
e ultramicronizzata come strumento terapeutico innovativo per il tratno
più di un terzo della propria vita nella menopausa. Per questo le
possibili implicazioni delle variazioni ormonali sulle malattie croniche
è particolarmente rilevante per la salute pubblica.
La low grade non resolving inflammation in menopausa ha un
impatto negativo su diversi organi e sistemi, in particolare sul sistema
cardiovascolare, sul metabolismo osseo e sul tessuto adiposo (Pfeilschifter
et al 2002). La prevalenza delle malattie cardiovascolari e i fattori
di rischio come l’ipertensione aumentano rapidamente con l’insorgenza
della menopausa e continuano ad aumentare nel periodo
successivo (Stevenson 2011; Lima et al 2012).
La perdita di densità ossea nelle donne in menopausa è più rapida
rispetto agli uomini della stessa età, ed è causa di un aumento
della fragilità ossea e di incremento del rischio di fratture (Lane et al
2006). L’osteoartrite, una delle principali cause di disabilità nelle persone
anziane, è più frequente nelle donne con menopausa rispetto
agli uomini della stessa età (Neogi e Zhang 2013). La sarcopenia è più
precoce, marcata e invalidante rispetto agli uomini (Beaudart et al
2014).
Le donne in menopausa hanno un rischio doppio di sviluppare
il diabete mellito di tipo 2 rispetto alle coetanee non in menopausa
(Carr 2003). Più del 60% delle donne anziane manifesta disordini multipli
che includono ipertensione, osteoartrite, diabete e osteoporosi
(van Dijk et al 2015).
La coesistenza di tutte queste condizioni, pilotate da processi
infiammatori e neuroinfiammatori di basso grado, aumenta il rischio
di morte o di invalidità, la scarsa qualità della vita e l’insorgenza di
eventi avversi indotti dai farmaci.
La palmitoiletanolamide nelle forme micronizzata e ultra micronizzata,
aiuta a ridurre l’infiammazione di basso grado. Rappresenta
un approccio innovativo per limitare la progressione delle patologie
croniche associate alla menopausa e il dolore ad esse associato.
Con l’obiettivo di aumentare l’aspettativa di salute, obiettivo principe
della longevità. 
155
tamento di tutte le condizioni caratterizzate dalla presenza di processi
neuroinfiammatori e stati dolorosi cronici.
I prodotti a base di PEA-m e PEA-um presentano un profilo farmacologico
e clinico di particolare interesse per le donne in postmenopausa:
soggetti che, più di tutti, necessitano di una farmacologia di modulazione
finalizzata alla prevenzione e/o alla normalizzazione delle alterazioni che
coinvolgono l’equilibrio tra i sistemi neuronale ed immunitario.
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